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Preistoria e origini

La Preistoria

MongolfieraIl 10 dicembre 1783, pochi mesi dopo la sua fondazione, i soci dell’Accademia delle Scienze di Torino fecero "a porte chiuse" il primo esperimento aeronautico nella nostra regione. Un pallone aerostatico gonfiato con idrogeno, che si sapeva più leggero dell’aria, si sollevò (senza passeggeri) e trattenuto da una cordicella nel cielo dei giardini di Palazzo Carignano (oggi Piazza Carlo Alberto).

Il giorno successivo l'esperimento venne ripetuto davanti al pubblico, nella piazza d'armi di allora situata fuori di porta Susina (l'attuale piazza Statuto) ed il pallone, lasciato libero, s'involò scomparendo dalla vista in pochi minuti.


L’evento è descritto negli annali dell’Accademia a cura degli autori dell’esperimento, soci della stessa:

•    Robert de Paul cav. De Lamanon
•    Cav. Carlo Antonio Napione
•    Dott. Costanzo Benedetto Bonvicino.


La tematica aeronautica è ben presente nell’attività dell’Accademia, come si evince dall’elenco di documenti presenti nella biblioteca (oltre 200.000 volumi e 50.000 documenti, dal 1500 in poi,) e dalle “richieste di privilegio” (i brevetti industriali di allora) per il rilascio delle quali (sino al 1855) era richiesto all’Accademia un parere, determinante per la concessione.

Le origini

1910. Il saluto dei temerari delle macchine volanti a Torino

 

Il primo volo

Leon DelagrangeRisale alle ore 19.30 circa del 27 giugno 1908 il primo volo in Piemonte di un mezzo “più pesante dell’aria”.
Lo effettuò il pilota transalpino Ferdinand Leon Delagrange, sulla vecchia piazza d’armi a Torino (ove ora si trova la zona delle ville della Crocetta), con un balzo di ben 250 metri ad un’altezza di circa 4-5 metri, con un velivolo biplano francese Voisin dotato di motore Antoinette ad 8 cilindri a V da 50 HP.
Il volo si svolse alla presenza di centinaia di persone e di tutto “l'olimpo sportivo automobilistico aeronautico” (così “La Stampa” del 28 giugno 1908) e cioè:

“… i membri del Comitato l’ing. Cinzio Barosi, l’ing. Carlo Montù, il cav. Gatti Goria, il dott. Enrico Mens, l’ing. Artom, l’ing. Balloco, il maggiore Annibaldi, il conte Fossati, il conte di Mirafiori, il dott. Imoda, l’ing. Marenco, il cav. Rostain, l’ing. Sacheri, l’ing. Vicari, Gustavo Cremona e poi ancora il prof. Fano, il console di Francia cav. Di Pralon, il conte Ferrero di Ventimiglia, il cav. Lupo, il conte Rorà, l’on. Nofri, l’ing. Bertea, ed il sindaco sen. avv. Secondo Frola.”Aereo Delagrange in volo

Purtroppo il velivolo in fase di atterraggio toccò gli alberi con l’ala e precipitò (da 4 metri) senza danni per il pilota, ma i voli poterono riprendere solo dopo aver provveduto alle necessarie riparazioni.
I voli ripresero quindi il 4 luglio e si ripeterono nei giorni successivi (5, 8, 10 e 12 luglio).

Il volo di Leon Delagrange a Torino il 5 luglio 1908

In particolare per la giornata del 5 luglio 1908, fissata per il tentativo di battere record di altezza e di durata, Torino fu tappezzata da manifesti che annunciavano la ripresa dei voli. All'esibizione assistettero alcune migliaia di persone, i Principi di Casa Reale e tutte le autorità cittadine.

Così riporta “La Stampa” del 6 luglio 1908:
Fra gli intervenuti non mancano le autorità e fra queste ricordiamo il prefetto comm. Vittorelli, il questore comm. Carmarino, gli onorevoli Rossi La scultrice Therese Peltier sull'aeroplano Delagrange a Torinoe Albertini, il senatore Rignon, gli assessori Palestrino, Tacconis e Bonelli, il console di Francia Di Pralon. Il Comitato è al completo capitanato dal cav. Ing. Carlo Montù il quale assieme ai colleghi ingegneri Barosi, Scheinbrood, cav. Gatti Goria, dott. Mens, comm. Sacheri, cav. Rostain, Mario Montù e Oreste Rossi va impartendo le ultime disposizioni…
Alle 17,45 accolti dalla marcia reale giungono in due automobili i Duchi di Genova con i principini…
Qui lo ricevono il Cav. Montù, il cav. Rostain, l’on. Teofilo Rossi, il console di Francia ed il conte Fossati”.

1908. Il Voisin di Delagrange prima del volo in Piazza d'Armi a Torino 1911. Carlo Montù (in secondo piano) prima di un volo di ricognizione

Purtroppo i record non furono battuti.
Durante i voli dell’8 luglio Delagrange portò a bordo alcuni coraggiosi passeggeri.

Dapprima la scultrice Thérèse Peltier d’Orleans, che fu così la prima donna al mondo a volare su un aereo a motore. Ci piace per inciso ricordare come frivola curiosità che la Peltier per quell’occasione inventò ed indossò la “jupe-culotte” ovvero la gonna-pantaloni.

Nel volo successivo salì a bordo l’on. ing. Carlo Montù che fu così il primo italiano a volare sul "più pesante dell'aria".

 

Delagrange vola a Roma e Milano

Delagrange era venuto in Italia su invito dell’Associazione Pro Torino (tramite il suo delegato in Francia l'ing. Cinzio Barosi) che voleva vederlo volare a Torino, ma poi il Consiglio Direttivo dell’Associazione, composto da devoti sabaudi, per non mancare di rispetto al Re (o forse, come insinuarono i maligni, sperando in un contributo da parte dei Savoia) lo portò ad effettuare il primo volo, mai eseguito in Italia, a Roma, (al cospetto dei rappresentanti di Casa Reale) il che avvenne il 24 maggio 1908 sui prati di Centocelle.
8 giugno 1908. Il manifesto per il volo di Delagrange a MilanoPurtroppo per Delagrange l’esibizione romana non ebbe un gran successo. Basta ricordare che il poeta Trilussa, che quel giorno era presente, commentò il volo con queste parole:

“Pieno de boria, S’arzò quanto un mazzo de cicoria”, per non dimenticare il miticoSor Capannache così rincarò la dose: “Chi cor tramve, chi cor legno,Pe’ vede’ vola’ sto fregno.”

Sulla strada del ritorno, da Roma verso Torino, Delagrange, su invito del sindaco di Milano sen. Ponti, si fermò a Milano, dove gli fu promesso un premio se fosse riuscito a stabilire il record di 15 minuti di volo. Delagrange volò a Milano dall’8 al 24 giugno senza però riuscire a stabilire il record, per cui rinviò i suoi tentativi alla successiva tappa di Torino.
Delagrange si proponeva infatti di battere sia il record di altezza di 12 metri, detenuto da Farman, che quello di durata, stabilito da lui stesso, di 14’23”. Purtroppo neppure a Torino l’impresa gli riuscì.

 

 

 

La nascita dell'Aero Club Torino

1909. Cerimonisa inaugurale per la costituzione della Soc. Aviazione TorinoVerso la fine di luglio del 1908, sulle ali dell’entusiasmo per le imprese aviatorie di Delagrange, venne costituita a Torino l’A.P.I.A. – “Associazione Promotrice Italiana di Aviazione”, con presidente l’on. ing. Carlo Montù e vice presidente l’avv. Cesare Gatti Goria.

Questo fu il momento che sancì, anche legalmente, la nascita dell’ente, che negli anni successivi, dopo alcune modifiche della denominazione, assumerà quella definitiva di Aero Club Torino.

Tessera SATQuesta “Associazione Promotrice” riscosse in breve tempo l’entusiastica adesione di oltre 500 persone per cui, avendo esaurito il proprio compito, il 28 novembre del 1909 si diede una struttura “operativa”, cambiando sia lo statuto che il nome, assumendo quello di “Società Aviazione Torinese” - S.A.T., sempre con presidente l’on. ing. Carlo Montù e vice presidente l’avv. Cesare Gatti Goria e con la partecipazione al consiglio direttivo di molti nomi importanti quali l’ing. Maffei, Vittorio Valletta, Ernesto CavalchiniGuido Piacenza ed altri.

La sede della S.A.T. fu aperta presso l'associazione "Pro Torino" nella galleria nazionale di via Roma 28 scala "B".
La S.A.T. non aveva finalità di lucro ma quello di diffondere la conoscenza dell’aviazione ed incrementarne lo sviluppo tecnico e sportivo.

Carlo Montù

Carlo Montù fu un grande personaggio degli albori della storia dell’aviazione italiana al cui sviluppo profuse con successo tutta la sua passione.
Nato a Torino il 10 gennaio 1869, frequentò con successo la Regia Accademia militare di Torino uscendone nel 1889 con il titolo di Sottotenente di artiglieria. S’iscrisse poi al Politecnico di Torino dove si laureò in ingegneria Elettrotecnica.
Fu promosso al grado di capitano nel 1911, di colonnello nel 1916 e di generale nel 1918.
Fu eletto alla camera dei deputati nel 1909 nelle file del partito Liberale.
Fu colpito dall’impresa dei fratelli Wright è qui nacque la sua passione che lo portò nel 1908 a farsi dapprima promotore della prima esibizione aeronautica in Italia da parte di Leon Delagrange e poi alla costituzione della SAT (Società Aviazione Torino).
Nel 1911 organizza la spedizione degli “aviatori volontari in Cirenaica”.
Gli albori dell’aviazione torinese lo videro come protagonista assoluto in tutte le iniziative di sviluppo e di promozione aeronautica.
La sua poliedrica e versatile capacità organizzativa e il suo entusiasmo lo portarono anche ad assumere un ruolo determinante e di primo piano nello sviluppo e nella gestione di molte altre attività sportive a livello nazionale.
La stele di Carlo Montù in corso Cairoli a Torino Fu presidente:
•    della “Associazione Pro Torino” che era una importantissima associazione di avanguardia per la promozione di attività innovative sul territorio. Basta ad esempio pensare che l’idea e l’iniziativa di costruire l’Autostrada Torino-Milano negli anni 30, partì dalla “Pro Torino”.
•    della Federazione Italiana Canottaggio (dal 1911 al 1927)
•    della Federazione Italiana Gioco Calcio (1914)
•    dell’Aero Club d’Italia (1914)
•    della Federazione Italia Scherma (1919)
Fu fondatore:
•    nel 1914 del CONI, di cui ne divenne subito vice-presidente, e poi presidente nel 1920. In tale sua veste in occasione delle Olimpiadi di Anversa del 1920, ideò per tutti gli atleti Italiani la maglia azzurra (in onore dei Savoia di cui questo era il colore), nonché la prima “Casa Italia”.
•    della SAT nel 1909 (Società Aviazione Torino) che diventerà poi Aero Club Torino.
Fu membro del CIO (dal 1913 al 1939) e della FAI
Morì a Bellagio sul lago di Como, il 20 ottobre 1949. In suo ricordo la città di Torino eresse nel 1952 una stele posta all’ingresso del parco del Valentino.


Nel 1921 la denominazione S.A.T. venne cambiata in “Aero Centro Gino Lisa”.
Aero Club di TorinoPer arrivare alla denominazione di “Aero Club” dobbiamo tuttavia attendere la promulgazione del Regio Decreto n. 1452 del 23 luglio 1926, con il quale l’Aero Club d’Italia venne eretto ad ente morale di diritto pubblico e dotato di personalità giuridica. Tale decreto prevedeva che tutte le “società” o “associazioni” sportive aeronautiche confluissero nell’Aero Club d’Italia, assumendo a loro volta il nome di “Aero Club” seguito da quello della provincia in cui operavano.
La transizione durò circa un anno durante il quale la S.A.T. fu commissariata per consentire l'assunzione del nuovo statuto ed il trasferimento dei cespiti patrimoniali in capo al costituendo Aero Club.

Commissario straordinario fu nominato il barone on. Carlo Emanuele Basile  e vice commissario Gastone Gastaldetti. Dopo alcuni mesi al barone Basile succedette, nella stessa funzione di commissario nstraordinario, il conte Paolo Tahon di Revel. Finalmente nel luglio del 1927 il nuovo Aero Club vide la luce e la sede fu trasferita in via Carlo Alberto 41.

Era allora presidente il conte Carlo Nicolis di Robilant, vice presidente il dr. Edoardo Agnelli e faceva parte del Consiglio il fior fiore del mondo aeronautico torinese come, ad esempio, l’ing. Celestino Rosatelli il Ten. col. Attilio Calderara, l’ing. Modesto Panetti e l’ing. Francesco Darbesio.
Con questo atto si chiudeva una prima gloriosa fase, che aveva visto Torino protagonista assoluta del movimento aeronautico fin dalla sua nascita in Italia.


Aristide Faccioli

Aristide Faccioli Mario FaccioliIl 13 gennaio 1909 decollò dal terreno limitrofo all’ippodromo di Mirafiori il primo velivolo di costruzione interamente italiana. Era un triplano progettato e costruito dall’ing. Aristide Faccioli, propulso da un motore a 4 cilindri ed 8 stantuffi raffreddati ad acqua da 75 HP con due eliche disassate e controrotanti (1200 giri/minuto) costruito dalla S.P.A. (Società Piemontese Automobili) su progetto del Faccioli stesso. Il velivolo era pilotato dal figlio Mario.
L’esperimento non era stato preceduto da alcun clamore pubblicitario per cui non erano presenti né giornalisti né fotografi, eppure aveva avuto luogo un evento che sarebbe passato alla storia dell’aeronautica italiana e cioè: il primo volo di un velivolo di costruzione interamente italiana.
Purtroppo il velivolo, dopo essersi staccato da terra di pochi metri (4-6) volò per circa 60 metri, poi sfiorò con la coda il terreno, si impennò, salì ancora, si rovesciò e piombò a terra. Per fortuna il pilota ne uscì indenne.
“La Stampa” del 14 gennaio 1909, riportando i fatti conosciuti a posteriori attraverso un’intervista, riferisce:

“I pochi presenti fra i quali vi erano il cav. Matteo Ceirano, il conte di Sant’Albano, il dr. Piccardo ed il meccanico Albera, accorsero in aiuto del pilota…”

13 gennaio 1909. Il triplano Faccioli (primo aeroplano interamente di costruzione italiana) si appresta al volo dai prti dell'ippodromo di Mirafiori 1911. Il biplano Faccioli n.4 in decollo dai prati di Venaria. Sullo sfondo si intravvede la Reggia di Venaria

 

L’Ing. Aristide Faccioli, bolognese di nascita (1848), si era trasferito a Torino per lavorare nell’industria automobilistica. Egli fu il primo Direttore Tecnico della FIAT, contribuendo alla nascita dell’Azienda e, secondo autorevoli testimonianze, fu lui a proporre il nome F.I.A.T. (Fabbrica Italiana Automobili Torino) ai fondatori.
Senza perdersi d’animo per l’incidente, ma incoraggiato dal fatto che il velivolo aveva volato, Faccioli, abbandonando la formula del triplano, progettò una serie di biplani, propulsi da un motore S.P.A.- Faccioli da 35 CV.

Questi velivoli presero il nome di “Faccioli 2”, “Faccioli 3” e “Faccioli 4” .
Nei mesi da maggio a luglio del 1909 il “Faccioli 2” venne collaudato, con alterne soddisfazioni, partendo dalla piazza d’armi di Venaria Reale, in quella stessa zona che diverrà poi l’aeroporto sede del 44° squadrone elicotteri “la Fenice” dell’Esercito e poi dal 1985 del 34° Gruppo Squadrone “Toro”.
Il “Faccioli 3” esordì il 12 febbraio 1910 sempre a Venaria Reale alla presenza del presidente dell’Automobile Club d’Italia conte Ferrero di Ventimiglia, del conte di Sambuy, dell’ing. Matteo Ceirano e di numerosi ufficiali dell’esercito.
Il 22 febbraio ai voli del Faccioli 3 presenziò Gabriele d’Annunzio il quale quella stessa sera, al teatro Vittorio Emanuele nel corso di una conferenza “Il dominio dei cieli”, fece un pubblico e solenne encomio ad Aristide e Mario Faccioli per il loro ingegno e la loro bravura.
Il “Faccioli 4” venne collaudato con successo nell’ottobre del 1910 e su di esso il 15 ottobre Mario Faccioli prese il brevetto di volo che fu anche il primo brevetto conseguito su un aereo completamente italiano.

Gennaio 1909. Il primo volo sul triplano Faccioli I fu condotto da Mario Faccioli pilotando in piedi 1909. Mario Faccioli ai comandi del Faccioli 2

 

1910. Il biplano Faccioli con motore SPA

Erano gli anni di inizio secolo contrassegnati da un grande entusiasmo per la “modernità”, per le scoperte scientifiche e per le innovazioni tecnologiche, erano gli anni in cui Torino era diventata uno degli epicentri della rivoluzione industriale e di questo nuovo entusiastico anelito per le novità.
Alle industrie tessili e dolciarie si erano da poco aggiunte le industrie meccaniche ed in particolare quella automobilistica e su questo nuovo filone trovarono terreno fertile e culturalmente preparato le iniziative aeronautiche. Per questo motivo fu a Torino che agli albori dell’aviazione italiana scoccò la scintilla che segnò la nascita dell’industria aeronautica del “più pesante dell’aria” che poi dilagò entusiasticamente in varie parti del paese.