1973 – Nasce l’Aeritalia

A fine anni ’60 il CIPE propose l’integrazione del maggiore polo privato del settore (FIAT Aviazione) con l’industria pubblica. L’integrazione era mirata a localizzare nel Mezzogiorno i nuovi insediamenti di ricerca e produzione.
Il progetto trovò attuazione il 1° gennaio 1973 con la formazione di Aeritalia, società in joint-venture paritetica tra la FIAT e due società del gruppo IRI controllate da Finmeccanica: Aerfer e Salmoiraghi. ­La proprietà dell’azienda rimase equamente divisa tra componente pubblica e privata fino al 1975, quando la quota posseduta da FIAT fu interamente acquisita dall’IRI tramite Finmeccanica.
Nell’autunno del 1971 una delegazione americana della nasa, capeggiata dal dottor Charles W. Matthews (Responsabile del Manned Space Flight), aveva effettuato una serie di visite alle aziende europee collaboratrici dei progetti ELDO, tra le quali FIAT Aviazione.
Gli incontri vertevano sul programma Space Shuttle, che la nasa varò dopo le spettacolari imprese lunari delle missioni Apollo.
A Torino la delegazione americana era stata ricevuta dagli alti dirigenti, tra cui il professor Gabrielli, direttore di FIAT Aviazione e l’ingegner Ugo Sacerdote, capo dell’Ufficio Tecnico Studi Speciali, di cui faceva parte l’ingegner Ernesto Vallerani, che diverrà un esponente di primo piano nei futuri programmi spaziali italiani e a cui andrà il merito dello sviluppo esponenziale del sito torinese.
La NASA, a seguito dei sopralluoghi effettuati e avendoli giudicati assai soddisfacenti, decise di commissionare in Europa la costruzione di un laboratorio pressurizzato, denominato “Spacelab” da utilizzare come carico pagante dello Space Shuttle.

11 Spacelab 3 giusta
Contestualmente all’avvio del programma Spacelab l’organizzazione ESRO venne trasformata in ESA (European Space Agency) e all’incirca nello stesso periodo (gennaio 1973) si pervenne alla costituzione di Aeritalia.
Ma il sito indicato dal governo per la quota italiana delle attività Spacelab era Napoli e non Torino, nonostante che, come già detto, la componente FIAT di Aeritalia vantasse esperienza di attività nel settore spaziale sin dagli anni ’60 grazie al coinvolgimento in ELDO ed ESRO. L’esecutivo evidentemente sottovalutava il livello di professionalità ingegneristica e manifatturiera necessario per operare prontamente in un ambito che avrebbe rappresentato una grande sfida anche per un’impresa con le competenze d’avanguardia come la ex FIAT Aviazione di Torino.

12 modulo MPLM Leonardo su aereo Beluga
A risolvere l’equivoco pensarono gli esperti esa i quali, dopo aver condotto le programmate ispezioni presso le strutture aerospaziali partenopee, conclusero che trasferire al sud lo sviluppo dello Spacelab sarebbe stata una decisione inaccettabile (aprile 1974).
Fu dunque il team di Torino, guidato dal professor Vallerani, a intraprendere con successo per l’Italia l’avventura del volo spaziale umano, che rappresentò un punto di svolta delle attività industriali.
Aeritalia partecipò al bando di gara all’interno del consorzio mesh, guidato dalla tedesca ERNO, e le fu assegnata la progettazione della struttura e del sistema di controllo termico del modulo pressurizzato, su cui lavorò dall’avvio del progetto nel 1974 fino al lancio, avvenuto il 28 novembre 1983.
L’ingegner Ernesto Vallerani conseguì la laurea in Ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano e il diploma di Ingegneria aeronautica presso il California Institute of Technology di Pasadena, con specializzazione in Aerodinamica Supersonica.

13 Ernesto Vallerani
Approdando a Torino all’“Ufficio Tecnico Studi Speciali” di FIAT Aviazione, l’ingegner Vallerani compì ricerche sui flussi di calore che investono le superfici di un corpo a velocità supersoniche e ricoprì la cattedra di Aerotermodinamica presso il locale Politecnico.
Nel 1973 l’ingegnere, ora professor Vallerani, quando l’Ufficio Tecnico Studi Speciali assunse la denominazione di Aeritalia Settore Spazio, divenne responsabile del gruppo di ricerca del progetto Spacelab, laboratorio spaziale abitato europeo che volerà per la prima volta sullo Space Shuttle americano il 28 novembre 1983.
Fu l’inizio di un’impresa che vedrà lo stabilimento torinese di Aeritalia (oggi Thales Alenia Space) acquisire, grazie ai suoi tecnici e scienziati, rinomanza internazionale nella costruzione dei moduli spaziali abitati.
Il professor Vallerani divenne poi presidente di Alenia Spazio, fu insignito della prestigiosa “Wernher von Braun Ehrung” dal DGLR tedesco, e gettò le basi per il riconoscimento definitivo del ruolo di Torino nel volo spaziale abitato con il programma MPLM (modulo logistico per la Stazione Spaziale), precursore di tutte le realizzazioni successive.
Recentemente (2005) il professor Vallerani ha lanciato e tuttora dirige il Master internazionale SEEDS (Space Exploration and Development Systems) del Politecnico di Torino.
A metà degli anni ’70 erano anche proseguite le ricerche per la realizzazione del satellite italiano per telecomunicazioni SIRIO (Satellite Italiano per la Ricerca Industriale Operativa) che fu lanciato con successo dal poligono americano di Cape Canaveral il 25 agosto 1977 e immesso in orbita geostazionaria. Aeritalia ne realizzò il controllo termico sotto la responsabilità dell’ingegner Sacerdote.
Lo studio dei sistemi spaziali presso l’allora Aeritalia Settore Spazio si estese poi: agli elementi strutturali del lanciatore Ariane; alla struttura e controllo termico dei satelliti per telecomunicazioni (quali Olympus e una filiera di altri satelliti nazionali); alle discipline per il controllo di assetto e studio di missione, che furono il seme di successivi importanti sviluppi ed evidenziarono il ruolo sistemico di Alenia Spazio e Thales Alenia Space nella definizione e nello sviluppo di missioni scientifiche estremamente complesse.
L’avvio operativo dell’Agenzia Spaziale Italiana nel 1989 influì poi positivamente sulle prospettive di mercato dell’industria spaziale piemontese.
Fra gli anni ’70 e ’80 iniziò la collaborazione del Settore Spazio di Aeritalia con il professor Giuseppe Colombo, per la realizzazione del “Satellite al Guinzaglio” (Tethered Satellite), da lui ideato. Il progetto nato dalla collaborazione di Colombo col professore Mario Grossi del MIT, fu denominato “al guinzaglio” (Tethered) perché il satellite, unito con un cavo allo Space Shuttle, doveva venire allontanato dallo stesso fino a 20 chilometri e produrre elettricità tagliando col cavo le linee del campo magnetico terrestre.

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Il professor Colombo, scomparso nel 1984, non riuscì a vedere i due voli effettuati dalla sua creatura nel 1992, con il primo astronauta italiano, l’ingegnere Franco Malerba, e nel 1996 con a bordo gli astronauti italiani Umberto Guidoni, responsabile dell’esperimento con il satellite, e Maurizio Cheli, torinese di adozione, ufficiale pilota dell’Aeronautica Militare, con il ruolo di Specialista di Missione e Flight Engeneer.
Nel secondo volo l’esperimento di produzione di elettricità nello spazio riuscì a tal punto che il cavo venne fuso localmente a causa dell’intensità di corrente prodottasi (circa 0,5 ampere a 3.500 volt) per un’imperfezione dell’isolamento.
Questo esperimento fu un vero successo in quanto ne dimostrò la riuscita con un satellite di concezione italiana costruito a Torino, in collaborazione con la NASA.

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